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Il presidente Bruno VecchioIl Licata calcio non può fare a meno del suo presidente. Da quando ne è alla guida, Bruno Vecchio ha dato il massimo di se stesso per la società e per la squadra. I meriti in verità vanno divisi tra tutti i protagonisti della nuova avventura gialloblu iniziata in un clima di reciproca fiducia e con l’obiettivo di riportare il calcio licatese agli onori della sua gloriosa tradizione.

Per questo motivo colpisce quanto ora accade all’interno della società. Qualche anno fa, quando “quattro amici” (espressione tipica del presidente Vecchio) animati dal comune amore per il Licata hanno deciso di mettersi all’opera per ridargli lustro, nessuno pensava a un epilogo del genere. A divisioni e a rotture così improvvise da mettere in discussione un rapporto d’armonia tra amici e soprattutto il futuro del nuovo sodalizio gialloblu.

I risultati per nulla brillanti della squadra hanno certamente contribuito a creare e ad alimentare una situazione societaria negli ultimi mesi tutt’altro che serena. Ma si sapeva. Era da mettere in preventivo che il salto di categoria, l’Eccellenza raggiunta a tavolino nonostante il buon campionato dello scorso anno, avrebbe creato difficoltà tecniche a una società con modeste risorse finanziarie ma con tanta passione e competenza.

I meriti dell’attuale dirigenza del Licata calcio nessuno può disconoscerli. Si tratta di persone, uomini, di “quattro amici” (e speriamo non diventino ex amici) che per la squadra hanno investito di tasca propria senza alcun contributo pubblico e in condizioni in cui, come ama dire il DS Angelo Curella, “fare calcio è difficile”. Difficile per tutti quando si prende in mano una squadra di grande tradizione, che ha conosciuto l’esperienza elettrizzante della serie cadetta e che è seguita da una tifoseria appassionata ma esigente.

Le difficoltà tecniche della squadra, la sua insoddisfacente classifica devono unire piuttosto che dividere. Per questo ci auguriamo che Bruno Vecchio, uomo di grande equilibrio, riveda la sua decisione e che l’intera dirigenza cui, per gli sforzi  sostenuti, non si può rimproverare niente, ritrovi la serenità finora mostrata.

Gaetano Cellura