urso-angelo_2Una visione rinunciataria dei grandi spazi della politica a favore del sottobosco.

Una distrazione di obiettivi dal paese e una mediocrità, che sarebbe ridicola se non fosse per i danni che ha inflitto al territorio nel tempo e che tiene ancora oggi aperte le incognite di un futuro incerto. Nulla è cambiato, rispetto trenta o quarant’anni anni fa, sulle ragioni di fondo di un sistema politico smarrito e su un terreno inospitale alle politiche per la città e difficile da mettere in marcia verso una qualche direzione di senso. Una ragione poco nota anche quella dello sdegno emotivo di questa anomalia della vita cittadina, cui seguono decisioni inadeguate, sull’onda ancora di solo convenienze elettorali, come una malapianta che riattecchisce. Ci sono timori e dubbi per lo stato delle cose, si ciondola la testa e si farfuglia qualcosa che somiglia a un disgusto; si elencano, catalogano e si mettono in fila le priorità per il paese da parte dei più in ogni agenda elettorale; si è persuasi che abbiamo avuto tanto tempo per farlo prima, ma tutto riprende come se niente fosse mai accaduto, la mercanzia è la stessa.

E’ il paradosso di una “intelligenza collettiva”che si porta con le gambe dei trafficanti della politica; e di una debolezza culturale radicata, che fiancheggia la nostra società civile, ma che è protagonista di una fase che giunge fino ad oggi. Licata porta sempre in dote tanti voti, potere e poltrone nel mercato politico locale,regionale e nazionale in uno stereotipo di privatizzare i profitti e socializzare le perdite, che va superato. Licata merita un potere contrattuale politico e un suo disegno ambizioso; ha un bacino di utenza di elettori 10411150_10204545745717628_1755601962119948608_ncapace di ridare competitività al territorio. E’ un tempo questo che esige un futuro per il paese, un cambiamento umano e di costume politico senza baratti, che incarna l’elaborazione della rabbia, della sofferenza immeritata per la quale la città è giunta fino qui, rispetto i restanti comuni d’Italia. L’obiettivo è riprendersi la città. Probabilmente questo progetto non è mai esistito. Siamo difronte a qualcosa di non nuovo, di conosciuto, il “potere di non fare”, che poggia su basi irragionevoli, ma che nasce dalle nostre viscere. Non c’è soluzione miracolosa; il cambiamento deve partire dalle nostre case e dal nostro sentire la vita della città.

Si è chiusa l’esperienza del salvatore o del leader.

Abbiamo votato tante volte le migliori intenzioni e i leader pensati capaci e non si riesce a schiodarci da dove si è da sempre. I dati della nostra storia confermano che questo è lo scoglio sul quale si frantumano le speranza e i sogni da diverse generazioni. E’ solo una parte della faccenda e non è una questione di genere maschile o femminile, come di recente mi pare si sia detto. Roba fuori moda. Il gioco delle maschere come reti per ammagliare il consenso di ometti e donnicciole, per poi guardarsi il proprio ombelico. Non è strada nuova,è la strada per finire sì in una nuova casa, ma sempre in una palude non diversa dalle altre.

10896150_10204499425357188_3032931068000720040_oE’ tempo di organizzare la nostra democrazia: –  un cerchio di gente comune che si ritrova unita da un collante, da una amalgama al di là dei rarefatti ideologismi e sbiaditi contrassegni politici, che apre una partita cruciale contro lo zig-zagare storico della nostra politica, ove la pazienza non e’ un’altra questione.

– Assegnarsi uno scopo e non inchiodare i tanti scopi in una visione zero del futuro del nostro ambiente e della nostra società e salvare intanto il salvabile, compresa la pista ciclabile cittadina, in essere;

tracciare una governance seria, credibile e un “gruppo dirigente aperto”;

una fase di transizione durante la quale siano le primarie lo strumento di scelta tra più candidati preposti alla guida della città;

L’unico modo di uscire dal vicolo cieco è ristabilire la normalità della politica e un nuovo punto di partenza serio e responsabile e con gente nuova:

a]-affrontare i problemi politici che sfuggono al rigore della ragione:

-governare senza un bilancio di previsione, che si approva come semplice presa d’atto a fine esercizio e cioè il fare ricorso all’anticipazione di cassa.

-rivedere seriamente il piano economico finanziario comunale, che fino a poco tempo fa annotava solo due farmacie nel territorio di Licata e altro, etc.

b]- affrontare i problemi che sfuggono alla comune sensatezza di una politica senza doveri:

-il criterio di scelte basate su una economia di entrate ed uscite, come in una normale famiglia;

-i lussi da affido magnanimo di servizi e incarichi a terzi esterni;

– la ricaduta economica sui cittadini di condotte maldestre, che indebitano la città per milioni di euro, cioè di tasse che i cittadini devono pagare e senza che alcuno ne sia responsabile;

-la questione idrica: la sovranità pubblica e la tutela di questa sovranità, dalla cui perdita derivano tanti mali;

-riduzione del carico normativo e delle gabelle nel centro storico e agli esercizi di pubblica utilità ancora rimasti;

-il sottoutilizzo del patrimonio architettonico, archeologico e del nostro mare;

-diradare le nubi che si addensano su Licata di un’altro massacro preannunciato delle nostre coste e dei lavoratori del settore;

-riprenderci il nostro mare per le nostre associazioni sportive nautiche locali;

10497966_711350885605466_5914522121496941155_oc]- avviare possibilità di risparmi e utili finanziari diversi dalle tasse :

-una filiera del riciclo -affidata anche a una imprenditoria locale-riciclicare il riciclabile(il vetro, la carta, plastica da imballaggi, lattine di bibite in alluminio e scatolame) della raccolta differenziata dei rifiuti senza aspettare la sfinge dell’impiantistica;

-valutare l’ipotesi di avviare delle concimaie o compostaggi domestici nelle aree periferiche dei villini o rurali per il residuo umido dei rifiuti e per le erbacce; riducendo il finanziamento occulto, che nei fatti rendiamo alle discariche private e che è il tema principale dell’affossamento di molti comuni della Sicilia;

-sostenere il percorso ferroviario intrapreso della Licata- Comiso-aeroporto-villaggi turistici;

-ridisegnare l’abusivismo edilizio del passato in una dimensione turistico-ambientale,che produca utilità alla città; etc.

Uscire da una logica di business e da una mentalità da palazzinari,che dopo avere abbellito urbanisticamente e architettonicamente la città,ha continuato a essere nel dopo tra piscine comunali, aeroporti vari, porti turistici e commerciali fino all’esodo o vocazione migratoria dei nostri figli; e prossimamente magari in serbo, un moderno centro commerciale al posto del vecchio stile stanco, tutto borghese e liberty, di palazzo di città, quale espressione di un movimento di avanguardia futurista, di cui villa Garibaldi, oggi ne rappresenta l’anticipazione. E’ tempo che si smetta una politica fittizia; e parlare di quello che nessuno parla e cioè di come un paese distrugge la sua storia,la sua gente, i suoi luoghi, il suo ambiente, fatto ora pure di offshore, che presentato e servito con una bella parola tutta inglese sembra una lusinga al territorio.

Una parodia politica tutta nostrana, che non manca di singolarità e sopratutto di vintage.

Angelo Urso