Sabato, 21 luglio, e domenica, 22 luglio, alle ore 21,30, presso la Banchina Marinai d’Italia, la città di Licata ospiterà la manifestazione “ Un messaggio di Fraternità – Serate di Nomadelfia”. La manifestazione, organizzata con il patrocinio dell’Amministrazione comunale e la collaborazione del Vicariato di Licata, prevede la messa in scena di danze e figurazioni acrobatiche.

Il termine Nomadelfia – si legge in una nota dell’organizzazione – deriva dal greco e significa: legge di fraternità. Nomadelfia, nel nostro caso, è una popolazione comunitaria di famiglie che vivono insieme con lo scopo di costruire una nuova civiltà fondata sul Vangelo. Al Vangelo infatti, fanno riferimento tutte le norme che regolano la vita personale, familiare e sociale di questa comunità di famiglie. Oggi è una popolazione di circa 300 persone, 60 famiglie, con sede in Toscana vicino a Grosseto. Per lo Stato Italiano Nomadelfia è un’associazione civile ed è organizzata sotto forma di cooperativa di lavoro. Per la Chiesa è una parrocchia comunitaria ed una “Associazione privata tra fedeli”. Un paese dove tutti i beni sono in comune e non circola denaro. Le famiglie sono aperte all’accoglienza di minori in stato di disagio o di abbandono, La paternità e la maternità sono esercitate “in solido” da tutti gli adulti, che si impegnano ad amare e a collaborare nell’educazione di tutti i figli secondo una linea pedagogica comune ispirata al Vangelo”.

Per superare l’egoismo familiare don Zeno ha creato i “gruppi familiari”, composti ciascuno da quattro o cinque famiglie che vivono insieme. In un’abitazione centrale hanno in comune sala da pranzo, cucina, laboratori, mentre ciascuna famiglia ha le camere da letto in casette separate. Ogni tre anni i gruppi familiari vengono ricomposti per fraternizzare persone e famiglie senza condizioni. Nel lavoro è nata una soluzione sociale che supera il dualismo “padrone e operaio” ed anche le più avanzate esperienze di compartecipazione e di cooperativismo: la fraternità. I Nomadelfi lavorano nelle aziende, nei laboratori, negli uffici, nelle scuole della comunità. Per risolvere il problema dei lavori stagionali, pesanti, ripetitivi si organizzano “lavori di massa” ai quali partecipa tutta la popolazione. Non esiste disoccupazione. Nella “scuola familiare”, riconosciuta per legge, insegnanti sono gli stessi Nomadelfi; i figli sono obbligati a studiare almeno fino a 18 anni, e vengono presentati come privatisti agli esami presso le scuole statali. Una volta raggiunta la maggiore età sono liberi di rimanere oppure di lasciare Nomadelfia. Le risorse economiche provengono dal lavoro dei Nomadelfi, dai contributi di legge per i figli accolti e dalla Provvidenza, specialmente attraverso le attività di apostolato: stampa, ospitalità, incontri. È una democrazia diretta, nella quale tutti i membri effettivi partecipano attraverso l’Assemblea ad approvare le leggi, a prendere le decisioni più importanti, a rinnovare le cariche costituzionali.

 NOMADELFIAconclude la notaè una proposta. Non è chiusa in sè stessa, ma vive per gli altri. Invita i cristiani a vivere coerentemente il Vangelo e i non cristiani a vivere la legge della solidarietà umana universale”.