ADV

Abbiamo letto la presa di posizione di Confcommercio sull’imminente stop all’irrigazione con le acque della diga Furore e le conseguenti ricadute che questo comporterà per il territorio del comprensorio Favara-Villaggio Mosè-Palma Montechiaro e la sua economia generata dal comparto agricolo. Tutto giusto. L’organizzazione di categoria conduce le sue battaglie e porta avanti le proprie rivendicazioni. Ci sta, per carità.

Ma la stessa levata di scudi, gli stessi comunicati allarmati ci piacerebbe leggerli anche per noi di Licata e per i nostri agricoltori. Che una condotta nemmeno ce l’hanno e quando hanno provato a trovare una soluzione assolutamente percorribile (l’allaccio alla diga San Giovanni di Naro) hanno trovato le barricate piazzate per strada. Quasi come se l’acqua fosse mia o tua. Di questo o di quel territorio. Così, per grazia ricevuta, chissà poi da chi.

Il Consorzio Piana del Salso ha speso soldi di tasca propria per realizzare un primo progetto di fattibilità trovando però ostruzionismo quasi come se per gli agricoltori licatesi acqua non ne debba arrivare. Perché? Ce lo spiegate?

I numeri non mentono mai. E per chiarire quanto l’agricoltura incida sull’economia licatese (e di conseguenza su quella del comprensorio) ne scioriniamo alcuni. Con tutto il rispetto per le città di Palma di Montechiaro e Favara, ma a Licata il comparto agricolo è più importante: qui da noi si coltivano 2.200 ettari di melone Cantalupo (primizia assoluta), 1.500 ettari di peperoni, 1.200 ettari di zucchine, più 900 ettari di carciofi.

E allora apprezziamo sicuramente la posizione assunta da Confcommercio Agrigento ma non ci siano figli e figliastri. Se sono importanti gli agricoltori di Villaggio Mosè-Favara-Palma, altrettanto lo sono quelli di Licata. E non ci siano battaglie per un solo territorio. Perchè di guerre dei poveri non ne abbiamo bisogno.

Giuseppe Cellura