IMG-20151011-WA0007Il day after la tromba d’aria che ha investito la città intorno alle 7 di ieri mattina, è dedicato alla conta dei danni. Nessuna parte della città è stata risparmiata dalla furia degli elementi. A “piangere” sono soprattutto gli agricoltori. Per loro i danni sono stati incalcolabili. Milioni di euro andati in fumo, serre e tunnel distrutte e comparto in seria difficoltà per la campagnata in corso. Anche in questo senso, nessuna zona è stata risparmiata. La tromba d’aria sarebbe entrata dal mare da tre diversi versanti non risparmiando niente e nessuno. I campi del Pisciotto, della piana di San Francesco, di Contrada Comuni, della Muddrafa (e tanti altri) hanno dovuto fare i conti con una furia devastatrice senza eguali. Qui di seguito riportiamo un intervento del nostro lettore Paolo Iacopinelli.

Ho superato i 60 anni e ho visto nelle nostre campagne, alluvioni, grandinate ed eventi calamitosi a mai finire ma una tromba d’aria che avesse portato tutta questa distruzione non l’avevo visto mai. Ho conosciuto migliaia e migliaia di agricoltori, molti non ci sono più, altri hanno abbandonato perchè in pensione, altri che sono entrati bambinelli con il padre, li ho visti crescere, diventare uomini ed imprenditori. Hanno costruito e realizzato strutture dove hanno faticato dall’alba al tramonto, hanno qualche volta avuto successo, altre volte hanno perso con i mercati 12118990_10207784261395241_3242241615791903946_ninfami investimenti ma mai avevo immagini di devastazioni con strutture e colture rase al suolo. Sorge spontanea allora la domanda: Che fare? La solidarietà alle centinaia di persone che hanno perso tutto o quasi tutto non può bastare, in una comunità civile. Le istituzioni si devono fare carico di impegni seri con il sostegno finanziario per rendere tangibile la solidarietà I fondi accantonati per questi eventi calamitosi non devono essere solamente promessi ma dati per permettere la ripartenza. Il nemico principale che per esperienza politica ma anche professionale vissuta è la burocrazia, che mette bastoni tra le maglie del buon senso e della sana amministrazione. Si facciamo subito le perimetrazioni delle contrade colpite, di ogni singola azienda si faccia un’attenta analisi dei costi di ricostruzione delle strutture e l’analisi dei danni reali alle culture. Si faccia tutto al più presto con anticipazioni di cassa dove la Regione e lo stato si faccia garante con gli istituti di credito. Si faccia tutto e presto per fare ripartire gente che ha solamente voluto investire e lavorare sulla propria terra.