Le accuse dell’ex assessore Venturi al governatore Lombardo sono pesanti. Riguarderebbero presunti intrecci mafiosi e un uso disinvolto del commissariamento di alcuni enti, affidati negli ultimi mesi dal governatore uscente a persone a lui vicine, per fermarne il processo di riforma avviato dall’assessore dimissionario. Venturi ha presentato prove documentali sia ai magistrati di Palermo che a quelli di Catania, dove il 16 ottobre riprende il processo a carico di Raffaele Lombardo e del fratello Angelo, accusati anche dal pentito di mafia Giuseppe Mirabile. Ridotta all’osso, visto che ne stanno parlando diffusamente giornali cartacei e online, visto che anche noi nei giorni scorsi ne abbiamo accennato, vista l’ampia intervista rilasciata all’Espresso dall’ex assessore siciliano alle attività produttive, la vicenda denunciata riguarderebbe presunti rapporti del Governatore con ambienti mafiosi principalmente di Catania e di Agrigento. Qui vengono tirati in ballo politici vicini all’ex deputato regionale di Canicattì Vincenzo Lo Giudice, confluiti nel Movimento per  l’Autonomia, che avrebbero avuto interesse a bloccare, attraverso il diretto intervento del Governatore, la riforma delle Asi (Aree di sviluppo industriale) cui Venturi lavorava. Lombardo nega tutto, querela Venturi per diffamazione e dichiara che l’unico suo referente politico in provincia di Agrigento è Roberto Di Mauro, che non ha nulla a che fare con tutta questa storia. Nell’intervista all’Espresso, Venturi ha rincarato la dose, definendo Lombardo prima come Imperatore e poi  come il Gheddafi della Sicilia. “Con i nostri nomi – dice –, insieme al mio anche quello del procuratore Caterina Chinnici e del prefetto Giosuè Marino, che poi hanno lasciato la giunta, si è fatto scudo di attacchi e di ipotesi di collusione con la mafia”. Le accuse piovano nel mezzo di una campagna elettorale sciatta e il confronto politico tra i candidati non può certo, giunte a un tale livello di gravità, ignorarle. Arrivano in un momento di profondo discredito morale della politica dovuto anche a fatti di altra natura, rispetto a quelli siciliani, che investono altre regioni e a fenomeni di corruzione pubblica che esplodono di giorno in giorno. Il governatore Lombardo, chiedendo il rito abbreviato, ha l’opportunità di dimostrare al più presto la propria estraneità ai fatti contestati. Ma non si può in generale prendere atto di un progetto politico fallito, d’una rivendicazione autonomistica usata per fini di potere, e su cui non solo il partito del Governatore ma l’intera classe politica deve riflettere. Per chiudere con il passato e per dare alla Sicilia una prospettiva di risanamento delle finanze, di modernità e di sviluppo.

Gaetano Cellura