Avremmo molto volentieri fatto a meno di intervenire, ma crediamo che sottacere certe situazioni non faccia bene. Raccontiamo quanto accaduto ieri durante la partita Acireale-Licata.

Molto brevemente e per sgombrare il campo da fantasiose ricostruzioni. Al termine di un primo tempo caldissimo, in cui siamo stati insultati (noi!) per 45 minuti, un gruppo di frustrati pseudo-tifosi dell’Acireale ha pensato bene di prendersela con chi stava semplicemente facendo il proprio lavoro: i giornalisti licatesi presenti in tribuna stampa al Tupparello. Perchè? Per gli errori (che non ci sono stati) arbitrali e degli assistenti. Come se i giornalisti avessero il potere di far cambiare la decisione di un arbitro o di correggerne gli errori (che non ci sono stati). Non c’è stata alcuna aggressione fisica, nessun contatto o altro. Solo tanta ignoranza. Mi preme sottolineare la correttezza dell’Ufficio stampa dell’Acireale e dei colleghi giornalisti intervenuti prontamente per allontanare il gruppo di stupidi (tra cui molti padri di famiglia con le mogli a casa) avventatosi contro di noi. L’aspetto che maggiormente mi ha deluso è che c’erano bambini ad assistere a tanta volgarità. Si parla di cultura dello sport, di famiglie allo stadio, di calcio come strumento di aggregazione. No, non siamo pronti. E forse non lo saremo mai. Di Acireale e del Tupparello mi porterò questo ricordo. Tristezza.

Far passare tutto come se non fosse accaduto nulla non sarebbe giusto. Perchè ogni domenica ci sono centinaia di colleghi al lavoro sui campi di periferia. Esporli alla frustrazione di un presunto “tifo” sempre più becero non è tollerabile.

Giuseppe Cellura