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Misteri dentro le mura leonine

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La sua preghiera più amata era: “Signore, prendimi come sono, con i miei difetti e le mie mancanze, ma fammi diventare come tu desideri”. Diceva di non avere la sapientia cordis di Giovanni XXIII né la cultura di Paolo VI, e tuttavia era un teologo colto. Molto devoto della Madonna di Fatima, nel 1977 al Carmelo di Coimbra ebbe un colloquio di due ore con suor Lucia dos Santos. Cosa si dissero? È vero che la suora gli abbia rivelato il Terzo Segreto di Fatima e gli abbia predetto l’elezione a Papa?

Di certo c’è che ne uscì turbato. Della piccola monaca l’avevo colpito la serietà con cui parlava dei problemi della Chiesa e la radicale convinzione che preti e suore devono essere interamente di Dio: “Ou tudo ou nada”.

Al soglio di Pietro, e dopo essere stato vescovo di Vittorio Veneto e cardinale di Venezia, papa Luciani salì il 26 agosto del 1978 con il nome di Giovanni Paolo I. Trentatré giorni dopo, nella notte tra il 28 e il 29 settembre di quarant’anni fa, muore all’improvviso. Infarto miocardico è la causa ufficiale. Ma la sua morte, la morte del papa dei trentatré giorni (numero simbolico per i massoni), la morte del papa di settembre o papa del sorriso resta avvolta nel mistero. Anche perché non venne eseguita l’autopsia.

Giovanni Paolo I era visto come un puro di cuore, inadatto al governo della Chiesa. Della Chiesa che intratteneva rapporti con Licio Gelli e con la grande finanza laica. Se fu ucciso, cardinali, banchieri e massoni deviati avevano buoni motivi, secondo lo scrittore inglese David Yallop, per volere la sua eliminazione o per esserne d’accordo. Papa Luciani era d’ostacolo a disegni che nulla avevano a che fare con la missione profetica della Chiesa.

Vent’anni dopo un’altra storia sospetta – e si tratta di una strage – scuote le mura leonine. Proprio la mattina della sua nomina a comandante delle Guardie Svizzere (4 maggio del 1998), Alois Estermann viene ucciso a colpi di pistola nel salottino del suo appartamento. Altri due corpi senza vita giacciono accanto al suo. Sono quelli della moglie Gladys Meza Romero e del vice caporale Cedric Tornay.

Anche questa ricostruzione – per il portavoce vaticano Joaquín Navarro Valls era stato il raptus del giovane vice caporale cui Estermann aveva negato una promozione l’origine della strage – viene messa in discussione. Si dice che Estermann sia una spia della Stasi. Ma corrono pure voci di una sua relazione omosessuale con Cedric o di Cedric con la moglie di Estermann. E persino di una congiura ordita da nobili svizzeri.

Qualcosa di simile era avvenuto quasi quarant’anni prima, l’8 aprile del 1959. Quando una guardia svizzera in congedo, Adolf Rucker, spara al suo ex comandante Robert Nmelist e poi a se stesso. Ma l’arma s’inceppa e i due se la cavano con un ferimento.

La versione del dottor Joaquín Navarro Valls – quella del raptus del vice caporale – viene confermata da un’inchiesta della Santa Sede e dunque archiviata. Quanto alle “teorie alternative” sulla morte di Giovanni Paolo I, rispetto a quella ufficiale, sono state ritenute prive di riscontri oggettivi. Ogni dubbio rimane confinato tra solide mura.

Gaetano Cellura

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