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Quest’Europa libro contabile senza politica

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Ben magra consolazione sapere che i sovranisti non sfonderanno. Ben magra consolazione se poi l’Europa resta com’è: libro contabile con le voci “dare e avere” e senza nessuna idea di società. Ben magra consolazione se poi continuerà l’assenza delle sinistre dai luoghi della vita dove i poveri sono rimasti senza rappresentanza. Ben magra consolazione l’argine al populismo se nulla ci farà cambiare l’idea d’essere stati ingannati e truffati in tutti questi anni di Unione monetaria senza alcun’anima sociale.

Truffati, a livello mondiale, dai grandi speculatori. Ingannati, nell’ultimo trentennio di costruzione dell’Europa, dal pensiero unico neoliberista che ha trasferito una grande ricchezza (solo in minima parte investita in attività produttive) dal lavoro al capitale: ingrossando, alimentando e moltiplicando i mercati finanziari. Ingannati perché nessuno si aspettava un attacco così ben architettato allo stato sociale, al modello di democrazia e di diritti che abbiamo conosciuto.

Sapete perché chiedono ai popoli tutti quei sacrifici che li hanno ridotti in povertà? Sapete perché non riformano la Bce lasciandola nell’impossibilità di soccorrere gli Stati dell’Ue in difficoltà?

Perché la grande finanza che governa il mondo e l’Europa in luogo della politica teme che una Bce riformata, portatrice di ultima istanza non faccia più da argine alle rivendicazioni dei lavoratori e al sostegno dispendioso del welfare.

Si esce da quest’inganno con un ritorno alla democrazia e al welfare, all’assistenza pubblica come un diritto, a politiche keynesiane di riduzione della povertà e delle disuguaglianze in un’Europa in cui molta gente non ha più nemmeno i soldi per curarsi.

E se l’Unione non capisce questo, se non capisce questo chi sarà chiamato a governarla dopo il voto del 26 maggio, come non l’hanno capito quelli che l’hanno finora governata, ben poco ci sarà da essere allegri per il fatto che sovranisti e populisti sono rimasti minoranza. Perché l’eruzione del vulcano è comunque avvenuta, non è stata fermata. E perché il populismo, la rivolta contro l’alta finanza egemone è sì la risposta sbagliata alla riforma democratica dell’Europa, ma giusta è la domanda da cui nasce: una società più equa dove l’economia sia, come dev’essere, al servizio dell’uomo.

Ha scritto Barbara Spinelli che il populismo è la massa che si fa gregge. Ma i mercati sono peggio. Perché sono i veri padroni: e come le folle, non vedono oltre il loro naso e se ne infischiano se democrazia e società rovinano. Eppure nessuno li accusa di antipolitica, come avviene per i movimenti.

Ma il populismo, la massa che si fa gregge è sempre lì. Arginato, sì. Ma fino a un certo un punto. Fuoco sotto la cenere. Vulcano che sempre ribolle. Finché la corsa sfrenata di pochi all’arricchimento, in Europa e nel mondo, sarà causa di povertà per le moltitudini. E l’Unione solo un libro contabile. Senza vera politica.

Quarant’anni fa votammo per eleggere pieni d’entusiasmo il primo parlamento europeo. Allora avevamo in mente Altiero Spinelli e il Manifesto di Ventotene. L’Europa federale. Oggi il primo nome che ci viene in mente è quello di Juncker. Che basta e avanza per far crollare il nostro entusiasmo.

Gaetano Cellura