La vittoria di ieri del Licata (2-0 al Palermo), lo stadio pieno, la passione e l’entusiasmo attorno alla squadra gialloblu dimostrano quanto il calcio sia importante, storicamente importante per questa nostra città e come tifosi e dirigenti vogliano viverlo a certi livelli. Sembrava ieri, al Dino Liotta, di essere tornati agli anni della Serie B e della Serie C.

Quando tifosi e curiosi, amanti del bel gioco arrivavano a Licata da ogni parte della Sicilia. Quando arrivavano gli inviati speciali delle maggiori testate nazionali e potevi ascoltare alla radio gli interventi di Ezio Luzi per Tutto il calcio minuto per minuto.

Allora il successo sportivo giovava alla città. Le dava notorietà non solo sportiva. E faceva da contraltare, anche allora, alle miserie della politica che la mal governava. Ogni promozione sul campo, il risalto mediatico che ne seguiva, equivaleva quasi puntualmente a una bocciatura della sua classe politica. Che viveva di divisioni interne ai partiti e di lotte di potere. La situazione era generalmente migliore. Licata non era la città spopolata e spettrale di oggi. Con i corsi vuoti e i negozi chiusi per cessata attività. I giovani decidevano ancora di restare – non tutti, si capisce, perché anche allora il problema della disoccupazione esisteva. Ma i segnali di una crisi alle porte, del peggioramento di un già precario tessuto economico c’erano tutti. E non li vedeva solo chi non voleva vederli. E cioè quella classe politica che, inconsapevole della sua stessa crisi e dunque incapace di prevederne gli sviluppi tristi, pensava ancora alla torta da spartire. Come se l’eldorado dovesse durare eternamente. In quegli anni matura il Lodo Saiseb, il più grosso debito economico pagato dalla città per dei lavori pubblici neppure incominciati. Maturano purtroppo altre cose – e non le citiamo per non dilungarci – che, insieme alla crisi del vecchio sistema e all’impreparazione del nuovo, ci avrebbero portato alla situazione odierna.

È singolare ma nello stesso tempo ammirevole come il calcio abbia potuto seguire, qui da noi, una sua via autonoma e a darci, da solo, le sole gioie. A promuovere sempre, e ieri come oggi, una città politicamente bocciata. Diciamo, dunque, doverosamente grazie a questi colori gialloblu che sono riusciti, in alcuni momenti degli ultimi trent’anni della nostra storia, a tenere alta la bandiera di Licata.

Gaetano Cellura