Ci risiamo con lo scaricabarile delle responsabilità. Mentre la spazzatura resta nei cassonetti e sui marciapiedi. Mentre cresce l’allarme igienico-sanitario. E mentre la città rischia di essere messa in quarantena, come Orano ai tempi della Peste di Camus. È vero, caro Angelo Graci, quanto hai detto nell’intervista di ieri a La Sicilia, che è più facile parlare che agire, più facile criticare che amministrare un comune pieno di debiti “trovati”, salvo smentite dai tuoi predecessori, che gli Ato sono un fallimento e la “Dedalo un disastro”. Ma nelle situazioni di emergenza si fa quadrato, si collabora. Dividersi, attaccarsi a vicenda non porta acqua al mulino di Licata, non aiuta a risolverlo questo maledetto problema dei rifiuti. Anche Rosario Miceli, il commissario liquidatore della Dedalo, assolve se stesso da ogni colpa e giustamente reclama quanto il comune di Licata gli deve per far fronte all’emergenza. Come fa senza soldi a mandare avanti il servizio, a pagare il carburante per i mezzi di raccolta dei rifiuti, a pagare il debito con la discarica di Siculiana e il salario ai dipendenti? Rendetevi conto che vi trovate sulla stessa barca. Anzi, sulla stessa zattera. La Zattera della Medusa. Ma con una differenza. Lui è un semplice commissario liquidatore. Tu, caro Angelo, in quanto sindaco del Comune capofila, sei il principale azionista dell’Ato AG3. Fai bene a denunciare sia il costo elevato del servizio che la sua totale (e purtroppo antica) inefficienza, ma l’idea di contattare altre società (quali?) per smaltire i rifiuti fa pensare al debitore insolvente che cambia bottegaio per ricominciare daccapo. Con i debiti. Si può fare, cambiare bottega è legittimo: ma dopo aver saldato il proprietario della prima. Inoltre, una soluzione di questo tipo, che andrebbe meglio chiarita, ingenera il sospetto, visti i deteriorati rapporti del Comune con la Dedalo, che i soldi ci sono, o si potrebbero trovare, solo per la seconda bottega. Lanciata in questo momento, è un’ipotesi azzardata: liberebbe la città dai rifiuti, ma lascerebbe  irrisolto il contenzioso con la società d’ambito da cui dipende il personale in attesa del salario arretrato. E sembra questo un aspetto spesso trascurato. Come se non esistesse. Come se non fosse parte del problema complessivo che Licata vive riguardo alla gestione dei rifiuti. Ci sono lavoratori e famiglie di mezzo. Che aspettano di essere retribuiti e tranquillizzati sul proprio futuro. Non possiamo dimenticarlo. Non può il Sindaco dimenticarlo. Che ne facciamo dei dipendenti? Li mettiamo a disposizione della nuova “bottega”? E con quali prospettive e certezze di conservazione del posto di lavoro? Non sono domande di poco conto. Per questo è doveroso chiarire meglio, signor Sindaco, l’ipotesi (lanciata nell’intervista di ieri) di affidarsi ad altre ditte. E in particolar modo chiarire meglio alla città le reali intenzioni della giunta.

Gaetano Cellura