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22 novembre 1915–22 novembre 2015, 100 anni fa una disastrosa piena del fiume Salso inghiottì 115 persone

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La piena del 1915Un interessante contributo dello storico licatese Calogero Carità a 100 anni dalla disastrosa piena del Salso che provocò la caduta di un ponte e la morte di oltre 1oo persone.

Il 22 novembre 2015 è il centenario di una ricorrenza luttuosa per la nostra città, un fatto che la nostra Amministrazione Comunale non ha ricordato. Il 22 novembre 1915, infatti, il fiume Salso, dopo aver rotto gli argini, spazzò con la sua piena il fragile ponte di legno, costruito nel 1876 a spese del Comune, che consentiva il suo attraversamento e collegava la strada interprovinciale Licata-Terranova, inghiottendo tra i suoi vortici ben 115 vittime che si erano raccolte a curiosare su quella struttura, da tempo fatiscente che aveva sostituito la”giarretta”, ossia quella chiatta, tirata da funi, che per secoli era servita per collegare le due rive del nostro fiume. Resistette, invece, alla impetuosa piena, il secondo ponte sul Salso, completato nel 1891, realizzato in robuste strutture metalliche saldamente incardinate su possenti pilastri, per il collegamento ferroviario tra Licata e Terranova e Siracusa, e attivato nel 1893 con una linea a scartamento normale.
Questo luttuoso avvenimento servì ad incendiare maggiormente la lotta politica tra il partito del ricco industriale Il disastro della piena del 1915Arturo Vecchio Verderame, progressista, e quello dell’on. Ignazio La Lumia Aldisio, ricco possidente terriero, conservatore. Verderame accusò La Lumia e i lumiani, incardinati in Comune e in Provincia, del disastro annunciato, dichiarando che tutti sapevano della precarietà del ponte, ma nessuno mai era intervenuto. Per rendere giustizia alle famiglie, assoldò uno stuolo di avvocati per fare luce sul dissesto e chiedere gli indennizzi dovuti ai malcapitati. Il pretore dell’epoca aprì un’inchiesta. L’onorevole Pasqualino Vassallo nella seduta del 4 dicembre presentò una interrogazione ai ministri dell’interno e dei Lavori Pubblici sulle cause del terribile disastro avvenuto a Licata per il crollo del ponte sul Salso. Il testo del’interrogazione è pubblicato a p. 8143 degli Atti del Parlamento Italiano (Roma 1920) e non risulta che i ministri interrogati abbiano risposto. Verderame denunciò anche il fatto che i lumiani non si adoperarono neppure per far cercare e recuperare i cadaveri degli annegati nel Salso e che l’onorevole La Lumia non partecipò neanche ai funerali solenni che si tennero nella chiesa Madre il 22 dicembre del 1915. Un nuovo ponte sul Salso fu costruito quasi interamente da maestranze venete tra il 1921-1922 su progetto dell’architetto Stefano D’Alessandro. Costo dell’opera 1 milione di lire. Restò attivo sino al 1960, quando venne sostituito da un ponte del Genio Militare in attesa che se ne costruisse uno nuovo, quello attuale.
Immagine1Di questa ricorrenza centenaria avevamo doverosamente informato il sindaco, Angelo Cambiano, nella speranza che l’Amministrazione potesse degnamente ricordare le 115 vittime e dedicare loro una lapide da collocare sul ponte sul Salso che collega corso Umberto con rettifilo Garibaldi.
Per chi lo ignorasse, nel 1578, con dispaccio del 15 febbraio, il governo, per porre fine alla speculazione della famiglia Serrovira che godeva dei diritti di passaggio sul fiume Salso dal 1361 per privilegio concesso da Federico III d’Aragona, inviò a Licata il cavaliere Tiburgio Spannocchi con l’incarico di eseguire tutti gli studi necessari per la costruzione di un ponte sul fiume Salso. Tale iniziativa, di cui conosciamo i disegni custoditi presso l’archivio di stato di Simanca in Spagna, però non trovò gli opportuni appoggi politici e venne bocciata. Un ulteriore tentativo fu fatto nel 1583, facendola rientrare nelle richieste al governo per il ristoro dei danni subiti nel luglio del 1553 dall’invasione dei Turchi. Ma l’ingegnere Giovanni Del Nobile, a ciò incaricato, pose come prioritarie la costruzione delle mura a difesa dei nuovi borghi, il restauro delle mure cittadine, la realizzazione di una condotta per l’acqua potabile che avrebbe dovuto muovere anche ben cinque mulini attorno alla città. Del ponte da allora si perse ogni interesse.