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Radical, libro sul mondo globale

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“Reclutatore del terrore”: a sedici anni fece questa scelta. E di quanto folle fosse stata si rese conto dopo aver rischiato di morire per mano di un branco di skinhead, dopo aver assistito all’uccisione di un suo coetaneo, e dopo i quattro anni passati nel carcere egiziano di Tora dov’era finito con l’accusa di terrorismo internazionale.

Per Maajid Nawaz, giornalista anglo-pakistano di fede islamica, fu la fine di un sogno sbagliato e l’inizio di una nuova vita. Che ne farà – come dice in un’intervista al Manifesto – “un convinto sostenitore della lotta al terrorismo”.

Racconta questa esperienza rigeneratrice, d’una fine diventata nuovo inizio, incominciamento alla coscienza democratica in un libro che s’intitola Radical. Per lui sono quattro i punti fondamentali che conducono alla radicalizzazione islamica. Dal risentimento sociale al senso di appartenenza a un’ideologia radicale di massa. Passando per la crisi identitaria (che fa sentire i figli, nati in Europa, più vicini ai paesi d’origine dei genitori) e per l’abilità che hanno i reclutatori, con le sirene di certi programmi di affiliazione, di far presa sulla loro vulnerabilità, sul loro “caos intimo”. Nutrito di tutte queste cose e, nel caso suo, anche dal razzismo e dai pestaggi dei pakistani ad opera delle bande dell’Inghilterra sud-orientale, la cosiddetta Inghilterra bianca. Nonché dal massacro dei musulmani in Bosnia nella guerra del 1992-95.

La risposta, l’antidoto alle sirene del fondamentalismo è, per Maajid Nawaz, rendere “appagante” per i soggetti vulnerabili l’appartenenza ai paesi europei in cui sono nati. E questo chiama in causa lo scarso successo dei modelli multiculturali. Dei quali ne funziona uno solo: quello dei Paesi Bassi, l’unico in grado di concentrarsi su un’integrazione inclusiva.

Sia il modello inglese degli anni ’90 che il francese, invece, presentano dei limiti. Il primo ha puntato sui fattori economici, trascurando quello culturale. Il secondo, al contrario, ha agito sulla cultura francese come fattore integrativo, rendendo la comunità islamica minoranza nel mercato del lavoro. Mentre solo un mix equilibrato di cultura e lavoro può dare successo alle politiche integrative, soddisfare certe attese deluse e allontanare i pericoli dell’affiliazione al terrorismo.

Nawaz fa ora il giornalista e l’attivista per i diritti umani nel Regno Unito. Una trasformazione totale la sua, dal califfato al contro-estremismo globale. Su cui ha influito la lettura del Corano in carcere. Una lettura tutt’altro che politica.

Gaetano Cellura

 

 

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