Homepage L'opinione Se un virus mette in ginocchio la modernità

Se un virus mette in ginocchio la modernità

586

Si leggono cose utili sulla pandemia in corso, ma anche tanto tritume, tante sciocchezze. E si corre il rischio, scrivendo, di aggiungervene altre. Sappiamo questo con certezza: molti medici, infermieri, personale sanitario nel suo complesso, orgoglio della nazione, sono in prima linea fino allo sfinimento fisico per salvare il più possibile vite umane; molti altri – scienziati, ricercatori – studiano giorno e notte per trovare l’antidoto al male: e sanno di doverlo fare in fretta. Sappiamo anche, da stime e calcoli matematici, che la pandemia ormai dichiarata non lascia tranquillo il mondo. Le misure di prevenzione e di buonsenso – divieti di assembramento, l’invito a non uscire di casa, la chiusura di quasi tutti gli esercizi commerciali – avranno i loro effetti sul contenimento del contagio solo fra qualche settimana: questo ci dicono. E sarebbe un buon passo avanti per la tutela della salute pubblica e per ridurre lo stress cui sono sottoposti soprattutto gli ospedali del nord ai limiti del collasso: e stiamo parlando di uno dei migliori sistemi di sanità pubblica del mondo.

Poi nello scenario da incubo reale che stiamo vivendo – di belle città deserte sotto il sole di una precoce primavera, strade vuote, cambio di abitudini personali e collettive – sappiamo e vediamo cose che non vorremmo sapere né vedere. E cioè di essere nelle mani di governanti irresponsabili o inadeguati. Che agiscono con ritardo: tendono prima a minimizzare o a nascondere le verità gravi per non danneggiare il modello economico di cui sono degnissimi figli; poi, quando il danno è fatto, provano alcuni (Conte, ora anche Macron e persino il negazionista Trump fino a ieri) a porvi rimedio: a chiedere solidarietà e senso di responsabilità a tutti noi; altri (chi governa la Germania e il Regno Unito) a tirare avanti come niente fosse.

L’economia innanzitutto è il loro dogma. E lo Stato un suo accessorio. L’uomo, il lavoratore che la manda avanti se è forte sopravviverà  all’epidemia; se è debole va a farsi benedire. È a questo punto la nostra civiltà? È tornata così indietro da abbandonare sulla strada l’homo quidam che non ce la fa?

Vorrei chiedere questo alla Merkel, a Boris Johnson, al negazionista Trump tutti fedeli al dogma economicistico, a Christine Lagarde (presidente della Bce) e ai falchi della Bundesbank che le stanno dietro inducendola a commettere una storica e imperdonabile gaffe. Ma non solo a loro: anche al dittatore che governa la Cina, da cui tutto ha avuto inizio. Il virus circolava da novembre, non si conosce ancora il paziente zero, a dicembre si sono registrati i primi casi. La sua pericolosità è stata nascosta per salvare gli affari del paese, il suo capitalismo di stato molto simile al resto del modello economico che domina questo nostro mondo nella sua globalità.

In ritardo la Cina, in ritardo l’Italia; ora in ritardo la Francia e l’America. E l’epidemia da Coronavirus è così diventata pandemia. Perché non ci sono grandi teste purtroppo a governare il mondo. A non accorgersi di questo nuovo moderno tramonto dell’Occidente, stranamente iniziato a Oriente; e di questa crisi della modernità prodotta in larga parte dalla globalizzazione e dai grandi capitali in circolazione. Teste cioè capaci di ripensare e declinare lo Stato nei termini e nei modi in cui lo Stato va ripensato e declinato per far fronte al nemico visibile e a quello invisibile. Non succubo dell’economia e della finanza scriteriata che, pensando solo ai propri interessi, ha rovinato il mondo – inquinandolo e devastandone l’ecosistema. Perché se è vero che questo virus è stato trasmesso all’uomo dai pipistrelli, possiamo dedurne (sperando di non dire anche noi sciocchezze) che trovando pochi pipistrelli in cui abitare abbia trovato nell’uomo la sua nuova casa.

(g.c.)