Homepage L'opinione Senza capi dipartimento, la qualità gestionale potrebbe risentirne

Senza capi dipartimento, la qualità gestionale potrebbe risentirne

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A me sembra un’idea balzana quella di eliminare la figura del capo dipartimento. E lo dico con tutto il rispetto nei riguardi di una giunta che le prova tutte, con impegno, per venire a capo del disastroso deficit delle finanze comunali.

A conti fatti, sempre che i miei siano giusti, con la riorganizzazione che prevede la sostituzione dei quattro capi dipartimento con sedici “posizioni organizzative” di gruppo  D, dodici da assegnare al personale interno più altre quattro con nomine esterne (a tempo determinato per cinque anni), il comune risparmierebbe quarantamila euro.

Le nomine esterne comportano un’uscita di 240 mila euro l’anno – trentamila per gli stipendi e altrettanti per i contributi previdenziali, grosso modo. Quelle interne una spesa di centoventimila. Cioè diecimila euro di incentivo agli stipendi già percepiti dagli impiegati di gruppo D per compensare la loro nuova funzione.

Duecentoquaranta più centoventi fanno 360. Se consideriamo l’emolumento annuale di un capo dipartimento, all’incirca 100-120 mila euro, e che invece di quattro ne occorrerebbero tre (essendo l’ingegnere Ortega – peraltro l’unico di ruolo – ancora in organico), nominandone tre di nuovi, senza così smantellare la struttura burocratica dell’ente, si avrebbe summa summarum la stessa uscita per i prossimi due anni (tempo di durata della mobilità dell’attuale capodipartimento dei lavori pubblici) e un’uscita pari a 380-400 mila euro l’anno nei successivi.

Ogni risparmio è utile in questo momento di vacche magre, ma quarantamila euro in più o in meno non sono niente nel bilancio comunale. Equivalgono a un risparmio annuale di quaranta euro per un cittadino o per una famiglia che si propongono di ripianare un loro grosso debito.

Per cui il consiglio comunale, quando sarà chiamato a votare in aula la nuova organizzazione burocratica (che deve ancora essere discussa con il sindacato) non potrà evitare questi calcoli, ammesso siano fondati, e le relative considerazioni politiche. Votarla in modo acritico, come avvenuto per l’aumento della TARI, non gli farebbe onore. La TARI è aumentata per esigenze di bilancio e per l’aumento delle spese di conferimento dei rifiuti, non più a Siculiana ma ad Alcamo. Non certo per rendere più pulita la città: e in questo caso ne sarebbe valsa la pena.

Riguardo alla riorganizzazione, ci sono da valutare almeno due cose non di poco conto: il declassamento di fatto del comune, senza più i propri dipartimenti, e il possibile impoverimento della sua qualità gestionale.

Gaetano Cellura

 

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