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Gioco d’azzardo in Sicilia: gli opposti fronti della politica

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Quando si parla di gioco d’azzardo, ci sono alcune certezze che non si possono ignorare: gli italiani amano giocare ed il mercato è in costante crescita. Anche se i dati statistici della provincia di Agrigento indicano che la spesa pro-capite negli apparecchi slot e video-lottery legali è di 128,71€, quindi di gran lunga inferiore alla media nazionale, sappiamo che il fenomeno è ben più importante e diffuso. I dati reali sono difficili da ricostruire perché in una regione come la Sicilia, il gioco illegale ha un ruolo forte, ma non ci sono motivi per pensare che il territorio agrigentino non segua quella che è una tendenza nazionale, che si riconferma anno dopo anno.  Un altro elemento certo è che le opportunità di gioco, almeno quando si parla di scommesse online, sono in crescita grazie ai casino su cellulare e al prossimo arrivo sul mercato di una serie di nuovi casinò italiani, freschi della concessione della licenza AAMS, resa possibile grazie ad un bando pubblicato dall’Agenzia dei Monopoli lo scorso gennaio.

Davanti a questi due elementi, la politica nazionale sembra ancora impreparata a riordinare la normativa in materia di gioco, sia per i settori offline e online, e quella locale si impegna in iniziative di segno opposto, in base alla corrente politica di appartenenza di questo o quel politico o amministratore.

In Sicilia troviamo un esempio chiaro di questa situazione. Da un lato abbiamo infatti Giancarlo Cancellieri (M5S) che ha presentato in Regione una proposta di legge finalizzata alla prevenzione e al contrasto del GAP nella quale sono comprese misure di limitazione dell’offerta; dall’altro Cateno De Luca, candidato sindaco di Messina, si è speso a favore dell’apertura di un casinò tradizionale in città.

La proposta avanzata dagli M5S all’assemblea siciliana punta soprattutto alla protezione delle fasce deboli contro i rischi del gioco d’azzardo patologico, introducendo una lunga serie di misure che vanno dal divieto di pubblicità per l’apertura di nuove sale da giochi, al limite minimo di 500 metri di distanza tra i luoghi sensibili e gli esercizi che ospitano apparecchi di gioco, alla concessione di benefici economici e fiscali a quei locali che scelgono di non installare slot machine. A queste regole si affiancano chiaramente anche interventi di prevenzione e contrasto del gioco patologico, con l’Istituzione di un Osservatorio sul fenomeno e l’attivazione di un numero verde per le richieste di aiuto.

Di segno opposto appare invece il progetto di Cateno De Luca, di Sicilia Vera, che ha rilanciato l’idea di aprire un casinò a Messina. Le ragioni alla base della proposta sono quelle che vengono ripetute già da alcuni anni: nel sud non esiste nessuna casa da gioco legale e questo fa sì che, ogni fine settimana, dalle coste della Sicilia parta un flusso di oltre 2000 persone dirette alla vicina isola di Malta, per potersi divertire al casinò. Con la crisi economica che attanaglia l’Italia ed il sud già da anni e la sempre più difficile situazione occupazionale, l’incremento dell’offerta di gioco determinata dall’apertura di un casinò tradizionale potrebbe dare nuovo impulso al turismo anche fuori stagione, creare posti di lavoro e produrre vantaggi economici per tutto l’indotto.

Entrambe le posizioni presentano valide argomentazioni e motivazioni, resta da vedere quale sarà la direzione scelta dalla politica locale, dopo le recenti elezioni politiche ed in vista delle prossime votazioni amministrative di giugno.

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