Homepage L'opinione Licata, ombra della “Dilecta” di un tempo. Tra rifiuti e randagismo

Licata, ombra della “Dilecta” di un tempo. Tra rifiuti e randagismo

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Si protrae una situazione insostenibile che conduce anche all’esodo silenzioso che avrà ripercussioni nel tempo, di varia natura, in una Licata che potrebbe (il condizionale è d’obbligo) offrire, avendo le prerogative e risorse per fare, ma non si applica. Quel che sta investendo oggigiorno il territorio in un assetto controproducente per lo sviluppo è l’incidenza dell’emergenza rifiuti e del randagismo inerente. Temi che vogliamo trattare con un Professionista del luogo che si è espresso nella maniera più consona possibile ma per chiara delicatezza, preferiamo mantenere l’anonimato. Sono considerazioni e le possibili soluzioni attuabili sulla problematica che sta incombendo, i risvolti che si possono avere sotto l’aspetto commerciale e dell’accoglienza turistica oltre di quello socio-culturale passando dalle società interessate.

Licata, ombra della “Dilecta” di un tempo.

“Dilecta”, così la battezzò lo Stupor Mundi Federico II. Di quell’Alicata, florido fulcro commerciale, punto di riferimento di livello internazionale per la sua posizione strategica proiettata sul mare, nulla è rimasto. Ci si aggira per le vie ormai quasi prive di gioventù, quella gioventù così importante che continua ad emigrare, ed insieme ad essa anche le famiglie. La città, oggi, attraversa un periodo di crisi sociale, economica e politica di proporzioni mai viste prima. Da 10 anni pesa l’assenza di una classe politica stabile, assenza che porta con sé conseguenze nefaste a tutti i livelli, conseguenze che rendono più forti altre e ben più conosciute problematiche sociali che a loro volta si trascinano da almeno un trentennio, mai risolte-
Da cittadino mi permetto di analizzare le principali problematiche, individuate nell’emergenza rifiuti e nel randagismo, con le possibili soluzioni da poter applicare.

1 – Emergenza rifiuti.
La situazione di emergenza rifiuti, iniziata ufficialmente ad agosto 2017, ha radici più lontane che trovano la loro origine nella struttura e nella logistica del sistema regionale, la quale impone ai comuni l’impossibilità di procedere alla raccolta con il proprio personale e con i propri mezzi ma tramite una società esterna, la quale conferisce i rifiuti raccolti in una delle discariche autorizzate dalla Regione, oggi tutte al collasso.

Qual è la situazione attuale? La città assiste ad un rimpallo di responsabilità tra la SRR Agrigento EST (costituita da 27 comuni dell’agrigentino allo scopo di creare, gestire e vigilare su un soggetto che gestirà la raccolta ed il conferimento dei rifiuti nel suo ambito territoriale), l’APEA AG Est 4 (costituita dalla SRR Agrigento EST per la raccolta ed il conferimento dei rifiuti) e le società diverse già operanti nel settore, dotate di uomini e mezzi delle quali l’APEA si serve per l’espletamento dell’incarico conferito.
La costituzione di diverse società per lo scopo previsto non ha nulla d’illegale ma, nonostante vi siano una società madre con il compito di gestire e coordinare, una derivata che dovrebbe operare e per farlo si serve di altre società dotate di personale, mezzi e autonoma organizzazione Licata si trova, come dichiarato dall’ASP, in stato di grave emergenza sanitaria dal mese di agosto 2017, emergenza che porta con sé pesanti ripercussioni sulla salute dei cittadini e sul comparto sociale ed economico, specie nel settore turistico che, per una città che si appresta a diventare meta turistica, non vede svolto un essenziale servizio per il quale viene pagata l’aliquota più alta prevista, specie in vista della stagione estiva che non è, dal punto di vista imprenditoriale, lontana.

Il Commissario Straordinario, On. Maria Grazie Brandara, (la quale opera in condizioni di estrema difficoltà con una situazione finanziaria debitoria di oltre € 43 mln, oltre € 20 mln di disavanzo e risorse umane ridotte all’osso) in qualità di massima autorità sanitaria, ha, inizialmente diffidato le società interessate ad adempiere a quanto stabilito dai contratti di affidamento, successivamente organizzato un tavolo tecnico con il Prefetto e i legali rappresentanti delle società ed infine, non avendo ottenuto nulla dalle precedenti iniziative, emanato un’ordinanza urgente, in base alla relazione sanitaria dell’ASP, sostituendosi alle società ed intervenire in prima persona (ordinanza impugnata al TAR dalla SRR).
Si tratta però di una misura temporanea che non risolve il problema; occorre indirizzarsi quindi verso azioni di maggiore incisività. Una soluzione facilmente attuabile è già stata adottata in passato (se non ricordo male nel 2010) quando, in una situazione simile ma non così grave, il Comune, in seguito alle violazioni contrattuali da parte della Dedalo Ambiente, dopo aver inviato le diffide del caso, sospese in autotutela l’affido (e i pagamenti) rivolgendosi ad imprese terze per la raccolta ed il conferimento. Tale azione ebbe risvolti positivi: la città fu ripulita in pochi giorni e la Dedalo Ambiente, temendo di vedere rescisso il contratto, si adoperò per tornare ad operare in pieno regime. Tale opzione credo che sia perfettamente attuabile. Allo scopo di stabilizzare e normalizzare il servizio si può ipotizzare, qualora continuasse la situazione di stallo con le società, la costituzione di una società ad hoc, partecipata al 100% dal Comune, per l’affidamento del servizio di raccolta e conferimento, assorbendo il personale interessato alle dipendenze della SRR/Apea, tramite accordo sindacale, mantenendo così i livelli occupazionali ed evitando licenziamenti. Una volta cessata l’emergenza sanitaria sarà possibile pianificare il sistema della raccolta differenziata attraverso un servizio efficiente e l’installazione di isole ecologiche nei punti chiave della città prendendo come esempio quanto si sta realizzando nella città di Noto.
Un’altra azione in merito, come principio di giustizia sociale nonché legale, è l’applicazione dell’art. 23, c. 9, del regolamento TARI del Comune di Licata, il quale stabilisce che in caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti, ovvero di effettuazione dello stesso in grave violazione della disciplina di riferimento, nonché di interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall’autorità sanitaria di danno o pericolo alle persone o all’ambiente, alla tariffa è applicata una riduzione del 100%, limitatamente ai giorni completi di disservizio, quindi, per ogni giorno di disservizio, l’imposta non va applicata. Oltre a questo, essendo venuto meno il contratto con la Municipia Spa, soggetto incaricato della riscossione della TARI, con un conseguente risparmio per le casse comunali di € 1 mln l’anno ca., è possibile ridurre l’imposta del 30%, dando così una boccata d’ossigeno economica alle molte famiglie costrette all’angolo dalla crisi economica e dall’inflazione dei prezzi sui beni di prima necessità.
Le soluzioni sopradette sono attuabili nel breve termine.

2 – Randagismo.
Molti, in città, si lamentano, giustamente, del problema legato al fenomeno del randagismo. Sovente si legge di cittadini che vengono aggrediti da cani organizzati in branco, vaganti e non, che si aggirano in diverse zone del territorio.
La problematica non è di facile soluzione in quanto la legge regionale 15/2000 impone ai comuni, dopo aver prestato ai cani le cure del caso, di reintrodurli nel territorio (stesso luogo del prelevamento).

Le principali cause del randagismo sono tre:
1 – abbandono di cucciolate indesiderate e con conseguente riproduzione non controllata;
2 – presenza di cassonetti dei rifiuti strabordanti e per strada (quindi abbondanza di rifiuti organici con cui alimentarsi);
3 – mancato rispetto della legislazione in materia da parte del cittadino, (mancata iscrizione del proprio animale all’anagrafe canina);

Il fenomeno del randagismo non solo è un danno per la salute degli animali stessi ma è, e può essere causa di attacchi a cose o persone, aumento di incidenti stradali, trasmissione di malattie verso l’uomo quali rabbia o leishmaniosi, trasmissioni di malattie alla fauna locale e ingenti spese comunali annuali per l’attenuamento del problema.
Premesso che spetta ai comuni la tutela ed il controllo della popolazione animale vagante sul territorio di propria competenza, anche tramite risanamento di canili comunali e/o costruzione di rifugi, e che questi possono essere poi affidati per la gestione ad enti o associazioni di cittadini (LN 281/1991 art.2 comma 11), credo sia necessario agire attraverso la Regione per lo stanziamento di fondi utili alla cattura (anche formando all’interno della Polizia Municipale figure specializzate nella gestione del randagismo) e alla forma migliore da adottare contro il fenomeno del randagismo, ossia la sterilizzazione di tutta la popolazione canina vagante sul territorio. Tale soluzione (spesso invocata – e a ragione – dalle più attente associazioni a difesa degli animali) non è solo una proposta ma anche un obbligo di legge, perché gli animali custoditi nei canili vanno obbligatoriamente sterilizzati come previsto dalla normativa, a partire dalla legge 281 del 1991.
Inoltre, attraverso convenzioni con associazioni già operanti nel settore, è possibile dare il via ad una campagna di adozione, sia di cuccioli che di adulti, anche in luoghi extraregionali (cosa che molto spesso avviene) creando, in più, un’area apposita sul sito del Comune con un book dei cani in custodia per facilitarne l’adozione. Per quanto concerne gli animali giudicati pericolosi, per quanto possa dispiacere, vanno soppressi.

Salvatore Cucinotta

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