Homepage Cultura Dantec, angoscia per l’Europa decaduta. E ieri di nuovo colpita

Dantec, angoscia per l’Europa decaduta. E ieri di nuovo colpita

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Nel 1995 andò a una fiera del libro nel Québec, una delle due province del Canada dove la lingua ufficiale è il francese. Gli apparve come un paradiso noioso, ma decise lo stesso che lì sarebbe andato a vivere: quel che fece qualche anno dopo. Perché l’Europa ormai non aveva senso: era per lui un continente finito.

Ragioni politiche – la Francia non lo considerava più un autore di culto, il nuovo Lovecraft, ma un reazionario con l’ossessione dell’islam – lo spingono verso Montreal, dove è vissuto (in autoesilio, diceva) sino alla morte prematura avvenuta due anni e mezzo fa e annunciata dalla casa editrice Inculte, che lo riteneva il proprio autore più importante. Fosse stato ancora vivo avrebbe visto nella strage di ieri sera ai mercatini di Natale di Strasburgo, compiuta da un terrorista islamico schedato come una minaccia per la sicurezza nazionale, un’altra conferma delle proprie convinzioni.

Maurice Dantec aveva idee nere nel cervello, ma sapeva ben mischiarle con l’umorismo e l’allegria. Il suo debutto nelle lettere francesi, con il romanzo thriller La Sirena rosa, era stato folgorante. Si parlava di lui come del fenomeno della nuova generazione di scrittori che comprende anche Houellebecq, l’autore di Sottomissione, con cui aveva molte idee in comune sull’islamizzazione silenziosa dell’Europa e sulla decadenza del suo sistema di valori.

Poi qualcosa si ruppe, cominciò a rompersi nei rapporti con il proprio paese. E definitivamente dopo l’11 Settembre. Dantec prese a contestare la Carta di Nizza che ripudiava le radici giudaico-cristiane del Vecchio Continente. Cominciò a manifestare il radicale cambiamento del suo pensiero: sulla burocrazia di Bruxelles che stava “uccidendo venticinque secoli di storia europea” e su un’Unione che voltava le spalle all’occidente, alla libertà e alla civiltà cristiana. Uccisa dallo stesso veleno con cui si voleva curarla. “L’Europa mi ha completamente e definitivamente disgustato” disse a Inrocks”. O è cristiana o non è. Meglio il noioso paradiso del Québec.

Dantec era figlio di genitori comunisti. Era cresciuto nella banlieue rossa di Grenoble, sin da piccolo con una passione enorme per la letteratura. A Montreal si era convertito al cattolicesimo. Aveva sostenuto Bush nella sua guerra contro il terrorismo a difesa del mondo libero. Ma per la Francia  era soltanto (come scrisse Liberation) il gauchiste “passato a destra”.

Nel 2006 il principe nero del romanzo cyberpunk, come lo chiama l’Obs, pubblica  American Black Box in cui definisce l’islam “comunismo del deserto”. Poveri sciocchi che lo credete solubile nella democrazia – ci diceva. – Di cosa avete ancora bisogno per capire il contrario? Che è la vostra democrazia a dissolversi irresistibilmente nell’islam?

Il futuro dell’Europa questo scrittore visionario e nichilista, occhiali scuri e sempre vestito di nero, l’aveva intravisto, reporter di guerra con le lacrime agli occhi, a Sarajevo. Mentre il sole tramontava “in un maestoso silenzio”.

Cosa vede Dantec in quel tramonto?

Vede “una grande area liberal-socialista, senza alcuna sovranità politica, tanto meno religiosa, senza il minimo di storia”. Ma il suo pessimismo sul futuro dell’Europa era in realtà pessimismo e angoscia per il futuro del mondo, sempre più schiavo della tecnologia e delle macchine.

Tanti libri scritti. E tanta angoscia. Tanti farmaci e droghe per curarla. L’autoesilio in Canada non è bastato a salvarlo.

Gaetano Cellura