foto palazzo di cittaPubblichiamo una nota inviataci da un lettore del nostro portale.

Dieci, a oggi, i candidati alla poltrona di sindaco di una città, che a detta di tutti ha un deficit da far paura. Ottanta le persone che saranno designate a ricoprire, potenzialmente, la carica di assessori in una città quasi allo sfascio. Cinquecento, secondo le previsioni dei bene informati, i licatesi che si candideranno alle prossime amministrative come consiglieri comunali e che lotteranno a denti stretti per occupare uno scranno nell’aula del palazzo di città. Dieci i giorni che mancano alla presentazione ufficiale delle liste e per questo non sono escluse sorprese dell’ultima ora. Parlando con chi la politica la fa da anni, non certamente chi offre ai lettori e ai candidati questa propria riflessione, chi si candida lo fa solo ed esclusivamente per il bene della città, poiché non c’è nulla su cui lucrare. A questo punto, dopo questa breve analisi sui numeri, che possono essere soggetti a variazioni, mi viene in mente un famoso giornalista, Antonio Lubrano.” La domanda sorge spontanea: ma perché, poiché la città vive in questo stato, dove molti vanno via e tanti altri si arrangiano per far sopravvivere la propria famiglia, tutte queste persone vogliono candidarsi?” I risultati ottenuti dalla politica locale, e non solo, sono sotto gli occhi di tutti e parlare di turismo o altro al momento sembra della vera e propria demagogia. L’Agricoltura è sull’orlo del baratro, così come la pesca e per non parlare delle attività commerciali vessate dalle tasse che sono costrette a pagare e da un’economia che non esiste. Il potere d’acquisto si è piu’ che dimezzato, molte famiglie a stento arrivano alla fine del mese mentre altre neanche questo; i pensionati, dopo tanti anni di lavoro, vivono di stenti e nella miseria e i nostri politici cosa fanno? Parlano di turismo, Europa, b/b, sagre, valorizzazione dei prodotti locali etc… etc…. A molte di queste persone candidate, vorrei ricordare che siete stati voi a ridurre Licata in questo stato perché avete, chi prima e chi dopo, amministrato le finanze del comune. “Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione“. Credo che ormai non ci sia piu’ tempo da perdere e chi amministrerà, dovrà essere un buon pastore, non solo un buon padre di famiglia, perché ormai non c’è solo una pecorella (come si legge nella parabola) da andare a recuperare, ma qui rischia di sparire tutto il gregge e a quel punto anche voi, (Pastori-politici) avrete poco da mungere. Rimboccatevi le maniche, lavorate 24 ore al giorno e passate dalle parole ai fatti.