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L’astensionismo è il tema del momento stando ai sondaggi e agli umori dei cittadini: alcuni stanchi, altri proprio nauseati di un certo modo di fare politica. Stanchi di vedere ancora nella prossima competizione elettorale i responsabili del declino economico della Sicilia. Un degno passato nella politica (è stato vicesindaco della città, consigliere provinciale e assessore nella giunta progressista di Ernesto Licata), l’amico Elio Arnone ha accettato questa conversazione con la redazione di Licata Net premettendo di esprimere le proprie opinioni da privato cittadino. Parlare è un diritto. Soprattutto quando si hanno, da privati cittadini, cose di grande interesse pubblico da proporre. Elio è anche autore di racconti e poesie e del brillante video racconto Aquile e Pipistrelli visibile su http://www.youtube.com/watch?v=4WxEqzm8zrw

Elio, potrebbe verificarsi un forte astensionismo alle Regionali. In una misura superiore al 50 per cento. Le elezioni sarebbero valide lo stesso, ma non credi che la democrazia ne uscirebbe mortificata?

Attendersi per le prossime elezioni un forte astensionismo è nelle cose, ed  i recenti scandali nella Regione Lazio ed in Lombardia hanno ancora di più ingrossato le fila di coloro che già avevano deciso di disertare le urne. Naturalmente non sono in grado di prevederne la percentuale. Posso però azzardare che il primo partito che verrà fuori dalle prossime elezioni sarà certamente quello del “non voto”. Su questa previsione inviterei a riflettere fin da ora.  Più alto risulterà essere e più dovremo interrogarci sull’offerta di programmi e candidati che in questi giorni viene proposta alla nostra valutazione. Fino ad oggi, anche se si recasse alle urne la metà più uno degli aventi diritto al voto, eleggeremmo comunque i novanta deputati per il nostro Parlamento regionale. La volontà espressa da quella metà più uno che non vota, magari perché disgustata da un’offerta politica scadente, non conterebbe assolutamente nulla.  Se è vero che in democrazia “ci si conta” non è del tutto fuori luogo parlare di una sua mortificazione.

Uno strumento di democrazia come il referendum presuppone, per essere valido, che sia superata la soglia di partecipazione del 50 per cento. Non sarebbe giusto che questa regola valesse anche per le elezioni?

Credo che questa possa essere una strada percorribile. Sono sempre stato contrario al quorum che la Costituzione prevede per i referendum, innanzitutto perché riguardano una legge specifica e perché esclusivamente abrogativi. Per me dovrebbero vincere i sì o i no indipendentemente dalle percentuali raggiunte poiché  ritengo che chi non si reca alle urne per esprimere la propria volontà in realtà deleghi chi ci va a scegliere anche per lui. In questo modo si vanificherebbero gli inviti poco seri di alcuni politici a disertare le urne “andando a mare” quando sono contrari ad abrogare leggi di loro gradimento. Per quanto riguarda le varie consultazioni elettorali mi farebbe invece piacere venisse introdotto un quorum, con percentuale da stabilire. Il mancato raggiungimento di tale quorum annullerebbe quella consultazione, obbligando la politica a cambiare tutti i candidati e a modificare i loro programmi. In questo si favorirebbe una  maggiore attenzione dei partiti nella formazione delle liste che da tempo con preoccupante disinvoltura non esitano a candidare inquisiti, condannati e voltagabbana privi di scrupoli.  Beh, questo è quello che penso. Poi non so se  sia meritevole di approfondimento, non essendo io un tecnico. Di certo, comunque c’è che  anche il voto di protesta – il “non voto”- avrebbe un proprio peso.

Concordi dunque con il fatto che l’astensionismo, tra le altre cose, e senza tuttavia volerne fare l’elogio, sia per gli elettori un modo di dire ai partiti e a chi li dirige: i candidati proposti non riscuotono la nostra stima, la nostra fiducia, e allora cambiateli, presentatene altri?

È esattamente questo il mio pensiero. Un rifiuto netto degli elettori ad una classe politica spesso impresentabile potrebbe accelerare i processi di ricambio generazionale che gran parte della nostra società ritiene non rinviabile.

Nonostante i partiti, caro Elio, facciano finta di non vedere e di non sentire, pensi si possa fare nella società una battaglia di idee per introdurre, anche nelle competizioni elettorali, lo stesso principio valido per il referendum? Oppure dobbiamo rassegnarci al fatto di essere governati, di fronte a una politica che non si rinnova, dalla volontà della “maggioranza di una minoranza”, quella cioè che partecipa al voto?

Penso che i partiti non possano continuare in eterno a fare finta di niente. Questa Italia dei vecchi dovrà decidersi a lasciare il passo ai tanti giovani che vogliono cambiare. Ed i partiti dovranno  farlo per primi se vogliono  riconquistare una  credibilità perduta ed esercitare  seriamente la loro funzione al servizio del Paese.   Suppongo che non sarà affatto semplice riaprire un dialogo con i cittadini dopo anni di sacrifici imposti da una politica gozzovigliante, e dopo un ventennio di scandali e di leggi vergognose, di intrallazzi e di illegalità diffuse. La realtà della Nazione è ben rappresentata dalle  cifre dell’evasione, della corruzione, delle attività in “nero”; dall’incredibile numero dei falsi ciechi, dei falsi invalidi, dalla presenza condizionante delle varie mafie sul territorio nazionale. Cifre che non hanno uguali in Europa. Speriamo che qualche buona notizia ci arrivi dal vicino test elettorale. Sarà ancora la Sicilia, come spesso è avvenuto nella storia d’Italia, ad essere laboratorio per nuove sperimentazioni. Non mi faccio soverchie illusioni per cambiamenti profondi. Credo però che dopo Drago, Provenzano, Cuffaro e Lombardo sia davvero difficile fare peggio.

 

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