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Era così sfigurato, e così martoriato il suo corpo, che la madre ha potuto riconoscerlo dal naso. Soltanto dalla punta del naso ha potuto riconoscere il suo Giulio. Oggi a questa madre eternamente addolorata, a dei genitori che si vedono presi in giro dallo Stato, il governo italiano augura il buon ferragosto riallacciando le relazioni diplomatiche con l’Egitto del dittatore al-Sisi.

Giulio Regeni era uno studioso dei sistemi economici mediorientali, un giovane ricercatore che voleva difendere i diritti dei lavoratori. E l’hanno sfigurato, seviziato, brutalizzato e alla fine ucciso nascondendo la verità e ancor oggi negandola. Ci hanno nascosto, hanno nascosto all’Italia e alla famiglia Regeni che lo credevano una spia (la ragione per cui i servizi segreti egiziani l’hanno  colpito a calci e pugni, con bastoni e mazze, sbattuto contro i muri e a terra ripetutamente, rompendogli l’omero, le scapole e i denti: come scrivono i medici legali). Ci hanno detto che era stato vittima di un incidente stradale. È tipico delle dittature vedere spie dappertutto. Ma spia Regeni per conto di chi? È tipica delle dittature la menzogna di Stato.

Ma le condizioni del giovane erano tali, e con parti del corpo tagliate o bruciate, da smascherare da sole la menzogna dell’incidente stradale. Senza bisogno dell’indagine in corso da parte della giustizia italiana cui le autorità egiziane peraltro hanno continuato a mentire.

E così si arriva al ferragosto del 2017 – con gli italiani in vacanza, con l’opinione pubblica distratta – per rimandare in Egitto il nostro ambasciatore. È passato un anno e mezzo dall’omicidio barbaro del giovane ricercatore. Tempo sufficiente, secondo il governo italiano, per colmare il vuoto diplomatico in Egitto di cui nel frattempo ha approfittato opportunisticamente quel campione di Macron. Cos’è in fondo la vita di un giovane innocente, cosa sono i diritti umani difronte alle politiche geostrategiche nel Mediterraneo?

Ma almeno si abbia il pudore di dire alla famiglia Regeni che per queste politiche, al  momento indispensabili, si riprendono i rapporti diplomatici. E non, come è stato detto, per arrivare (anche) alla verità sulla fine di Giulio.

Gaetano Cellura

(Della stessa categoria e dello stesso autore leggi pure su Licatanet: Il dolore del mondo su un corpo martoriato, Diritti umani a corrente variabile e Regeni, l’era buia dei diritti umani)

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