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Pubblichiamo un intervento del Clero licatese.

Prendendo esempio dai vescovi di Sicilia che hanno voluto rilanciare, dopo 25 anni, il messaggio di S. Giovanni Paolo II ad Agrigento, anche noi presbiteri di Licata, desideriamo porgervi un messaggio di pace.
Il Papa in quella circostanza ha voluto contestualizzare (storicizzare) il desiderio di pace in terra di Sicilia riconducendolo “alle preoccupazioni e alle speranze che i siciliani sentivano urgenti in quell’ora della loro storia travagliata più che mai da violenza di matrice mafiosa”. (Documento “Convertitevi” – Lettera dei vescovi di Sicilia).
Il travaglio che noi, sacerdoti, leggiamo nella nostra città, riguarda una pace osteggiata e offesa da atteggiamenti ed eventi, di delinquenza più o meno organizzata, che negli ultimi tempi, hanno rievocato antichi rancori e violenze soddisfatti da vendette più o meno trasversali.
Sarebbe lungo da esporre l’elenco dei fatti incresciosi che la nostra città ha subìto negli anni, ma occorre attestare che la comunità cristiana rifiuta e condanna, senza mezzi termini, qualunque forma di violenza che danneggi la convivenza cristiana e sociale e l’immagine della nostra città.
Ci sta a cuore il rispetto dell’uomo e della sua dignità, siamo solidali con chiunque ha subìto e subisce violenza di qualsiasi genere, accompagnata da atteggiamenti di indifferenza, dimenticanza e connivenza e dall’assenza di interventi significativi che diano un chiaro segnale di ripresa e di speranza, ad una città che percepisce un senso di abbandono.
Tale abbandono si ripercuote in tutti i settori nevralgici dell’economia della nostra città, causando lo spegnimento delle speranze personali e comunitarie che realizzano i progetti di vita che, di conseguenza, vanno ricercati lontano dalla propria terra natia.
Osiamo chiedere alla classe dirigente che trovi l’orgoglio dell’impegno a favore della nostra amata città per un progresso e una crescita, di qualità, nel rispetto della legalità. A coloro che commettono reati contro il patrimonio e le persone, ribadiamo l’appello alla “Conversione”, a seguito di un momento di riflessione, sulla propria vita, che li porti ad abbandonare ogni azione atta ad offendere, per vivere nell’onestà e nella verità. Ogni battezzato, componente della comunità, senta la responsabilità di agire a livello personale, familiare e comunitario secondo il comandamento nuovo che ci ha lasciato il Signore: “Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi”. (Gv 13,34)
Ci auguriamo che ognuno abbia la convinzione e la percezione della nostra vicinanza e della nostra solidarietà per un cammino di rinnovamento spirituale e sociale. Il Signore ci dia Pace!

I sacerdoti di Licata

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