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Tre storie, una stessa fine. Quella di Anna Politkovskaja, uccisa a Mosca il 7 ottobre di dodici anni fa con un colpo di pistola nell’ascensore mentre tornava a casa. Quella di Ján Kuciak, ucciso a Velka Maca in Slovacchia il 22 febbraio scorso, anche lui con un colpo di pistola, insieme alla fidanzata. Quella di Daphne Caruana Galizia (nella foto), uccisa a Malta con un’autobomba il 16 ottobre del 2017. Tutt’e tre facevano lo stesso lavoro: scrivevano. Scrivevano e denunciavano.

Anna, impegnata sul fronte dei diritti umani, denunciava con i suoi reportage sulla Novaja Gazeta le torture dell’esercito e del governo della Russia in Cecenia e si opponeva al sistema illiberale istaurato da Putin. Ján si occupava dei probabili legami della ndrangheta con il governo del suo paese. Daphne aveva messi a nudo la corruzione e il malaffare del potere politico nella sua isola.

Ieri sera a Perugia è stato proiettato in anteprima il docufilm sul suo assassinio (che andrà in onda su Sky Atlantic e Sky tg 24 il prossimo 22 aprile) cui è seguito un dibattito sui rischi reali che corre il giornalismo d’investigazione.

Chi era Daphne Caruana Galizia, il cui delitto è diventato un caso europeo?
Era una donna, una giornalista perseguitata dal governo maltese come una strega da bruciare, quarantasei volte portata in tribunale per diffamazione e a cui sono stati congelati i conti in banca nel tentativo di farla desistere dal proprio lavoro di denuncia. Denuncia sui buchi della legislazione antiriciclaggio maltese, sulla vendita di passaporti a chiunque, su un potere giudiziario che di fatto nell’isola dipende dall’esecutivo e su quella parte del sistema bancario che favorisce riciclaggio e corruzione. Molte delle denunce di Daphne sono state verificate dalle inchieste delle commissioni europee. La parlamentare europea Eva Joly dice a Repubblica: “Malta è diventata la porta d’Europa per il denaro sporco e il crimine organizzato”. Un sistema di opacità sempre negato dal governo laburista dell’isola. Scelta – e non sia detto tra parentesi – come capitale della cultura europea per il 2018.
Tre storie, ancora tutte da chiarire. Anna Politkovskaja, uccisa – si dice – da un sicario a contratto: sul mandante è rimasto solo il sospetto. Ján Kuciak: nulla si sa sui mandanti e sugli esecutori del suo omicidio. Daphne Caruana Galizia: tre criminali locali sono stati arrestati per la sua morte, ma tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
Ogni notte la foto in bianco e nero della giornalista, circondata di fiori, viene deposta ai piedi del Grand Siege, importante monumento della storia maltese. Ma il giorno dopo, puntuale, c’è chi viene incaricato di ripulire tutto e cancellare quel rito notturno alla memoria che attende giustizia.
I giornali di oggi riportano la notizia del dibattito di ieri sera a Perugia. Tra tante belle e grandi parole, le più belle le ha pronunciate Carlo Bonini, uno degli autori del docufilm: “Quando muore un giornalista non è un problema per il giornalismo. Ma per tutti i cittadini europei”.

Gaetano Cellura

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