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Sono in tutto 25 gli immobili confiscati alla mafia che potrebbero essere trasferiti nei prossimi mesi al Comune di Licata. Si tratta di terreni e fabbricati che potrebbero aggiungersi ai 12 già trasferiti al patrimonio comunale: un tesoretto di ben 37 beni destinato ancora a lievitare a seguito dei provvedimenti in materia di confisca di beni e di misure di prevenzione con i quali, negli ultimi anni, sono stati inferti duri colpi alla criminalità locale.

Per accelerare l’iter procedurale di destinazione, consentendo così che le ricchezze sottratte alla mafia possano essere al più presto utilizzate a beneficio del territorio, A testa alta chiede alla Giunta comunale di formulare al più presto una manifestazione d’interesse ad acquisire al patrimonio questi beni per finalità istituzionali o sociali.

La normativa prevede che gli Enti possano amministrare direttamente il bene o, sulla base di un’apposita convenzione, assegnarlo in concessione – a titolo gratuito e nel rispetto del regolamento comunale e quindi dei principî di trasparenza, adeguata pubblicità e parità di trattamento – anche a terzi, con l’onere di trasformarli in luoghi di lavoro, di formazione, di cultura, di accoglienza e servizio per le persone più disagiate.

La gestione dei beni confiscati a Licata ha lasciato molto a desiderare e, non di rado, è stata veramente scandalosa, con risvolti anche penali. Diverse le indagini in corso da parte della Magistratura. Basti pensare ai casi denunciati da A testa alta nel proprio documentario Confiscati e abbandonati: un terreno destinato a vivaio di piante veniva utilizzato dallo stesso Comune come discarica di rifiuti e per il seppellimento di carcasse di cani ed equini; un intero edificio, in parte ristrutturato con fondi regionali, lasciato nel più assoluto degrado e alla mercé di chiunque. Ma l’associazione è convinta che la città, una delle pochissime in provincia di Agrigento a dotarsi di un regolamento comunale per l’affidamento a terzi degli immobili confiscati, sia pronta per cambiare rotta e in grado di puntare su un riutilizzo efficace. Lo dimostrano i recenti interventi comunali, sollecitati da A testa alta, finalizzati a ottenere un significativo risparmio di spesa sui costi di locazione: gli uffici del Centro regionale per l’impiego sono stati finalmente trasferiti presso un immobile confiscato in Contrada Olivastro e la collettività non graveranno più sulla collettività oltre 50.000 euro all’anno di affitto. Anche i recenti conferimenti al patrimonio del Consorzio Agrigentino per la Legalità e lo Sviluppo, tra cui alcuni terreni confiscati a Giuseppe Falsone, dimostrano che anche a Licata la voglia di cambiare le cose e di voltare pagina esiste. E i beni confiscati rappresentano una grande opportunità di aggregazione e sviluppo, per far crescere la comunità sul piano economico e sociale.

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