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C’era una donna quella sera di turno al casello ferroviario di Cinisi. E avrebbe potuto fornire una testimonianza chiave sul corpo di Peppino Impastato dilaniato sulle rotaie. Ma a nessuno venne in mente di interrogarla.

Provvidenza Vitale fu sentita solo nel 2011 e disse di avere “ricordi vaghi”. Aveva 85 anni e ne erano passati trentatré dall’omicidio del giovane giornalista di Radio Aut. Il suo mancato interrogatorio, come l’ipotesi del suicidio e soprattutto dell’attentato terroristico, rientrava probabilmente nel piano di depistaggio delle indagini di cui parla la relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta. E anche Giovanni Impastato, fratello di Peppino, ne era certo: “Le indagini della Procura di Palermo confermano le nostre denunce…Il depistaggio ci fu per davvero. Subito dopo l’omicidio, avevamo chiesto che la casellante fosse interrogata. Chi l’ha impedito?”

L’omicidio di Peppino Impastato passò quasi inosservato. Perché coincise, il 9 maggio di quarant’anni fa, con il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro su cui si concentrò tutta l’attenzione del paese. Peppino combatteva la mafia e il suo capo, Badalamenti. Che chiamava Tano Seduto. Sapeva combatterla con il coraggio, l’ironia e lo scherno. E lo faceva attraverso una radio del paese, Radio Aut, e una trasmissione molto seguita, Onda pazza. Ucciso in un casolare di campagna di contrada Feudo a Cinisi, il suo corpo fu poi trasportato e fatto esplodere sulla ferrovia Palermo-Trapani per simulare un attentato terroristico finito con la morte di chi stava per commetterlo.

È da quel momento che, tra altre omissioni e stranezze, vengono trascurati testimoni importanti come Provvidenza Vitale e tutto viene mosso in una sola direzione: fare in modo che la morte del giovane militante antimafia sia presto dimenticata e che Gaetano Badalamenti, Tano Seduto, ne resti lontano. Passano infatti ventiquattro anni prima che il boss sia condannato come mandante dell’omicidio.

Quarant’anni dopo l’omicidio, alcune domande sono ancora senza risposta: chi e perché ebbe interesse a depistare le indagini? Perché tante omissioni e reticenze? Perché Provvidenza Vitale non venne interrogata subito?

Fu messa in giro la voce che la casellante era partita per l’America, dove aveva dei parenti, e che sarebbe stata interrogata al rientro. A distanza di tantissimo tempo si è saputo che la donna non si è mossa dal paese e che addirittura abitava vicino al casello ferroviario. Quel viaggio in America in realtà lo fece, ma solo negli anni novanta.

Gaetano Cellura

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