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Con Alessio, il Pittore, Lo Prete, abbiamo voluto scoprire la ricerca anche della verità nei suoi dipinti che sono fuori dalla forme definite e dalle rispettive concatenazioni, segno di uno stile duttile che soddisfa esigenze diverse. Passa dalla figurazione al campo dell’astrazione, sfatando i luoghi comuni, percorrendo strade, ponendosi quesiti e sfide diverse come da lui affermato. Ispirandosi a tutto anche a ciò che offre la vasta rete, con i social, soprattutto Instagram dove posta nel suo profilo, in un voler confrontarsi con gli utenti, lo si vede protagonista della scena artistica locale e non.

L’intervista:
Cosa ti ha portato a voler perseguire questa strada e quali progressi hai fatto rispetto agli inizi?

In questa strada mi ha portato un po’ il caso e un pò la curiosità. Dopo aver lasciato scienze infermieristiche avevo deciso di provare l’Accademia, anche se non sapevo tenere nemmeno un pennello in mano. l’Accademia di Palermo si è rivelata essere un punto di incontro con chi aveva gli stessi tuoi interessi, in questo caso la pittura, un luogo pieno di stimoli e di scambi di idee dove potersi confrontare. Stavo sempre, e sto tutt’ora, con quelli più bravi di me. Se a questo aggiungi il nuovo amore per la Storia dell’Arte (che invece al liceo odiavo) e la voglia di imparare, non avrebbero potuto esserci senz’altro che dei miglioramenti. Bisogna essere umili e circondarsi di persone capaci, perché la voglia di fare è contagiosa, come lo è il suo contrario. Mai arroccarsi nella propria torre d’avorio e impedire stupidamente a se stessi di continuare sempre ad imparare. Rispetto agli inizi il miglioramento c’è stato eccome e continua ad esserci.

Nel ricercare, nei tuoi dipinti, cosa trovi e cosa ti ispira di più e se c’è un artista che è fonte di ispirazione?

All’inizio la mia ricerca si concentrava più sulla figurazione, adesso, a distanza di anni, si è spostata completamente nel campo dell’astrazione. Mi piacerebbe sfatare il luogo comune che la figura sia più difficile dell’astrazione, la maggior parte delle persone che non fanno arte, subendo il fascino della figurazione, arrivano a pensare anche questo. Sono due strade diverse che pongono quesiti e sfide diverse, nessuno è più facile dell’altra, sono entrambi difficili. E soprattutto vorrei sottolineare che si parla pur sempre di etichette, quando invece l’arte non ha limiti né confini, e spesso anzi, ora come ora, le due cose si amalgamano e si confondono insieme. A tal proposito vorrei ricordare la bellissima mostra di Thomas Lange allo ZAC di Palermo che ho avuto il piacere di vedere in prima persona, un tipico esempio di quando la figurazione e l’astrazione si incontrano per formare un’unica creatura. Noi siamo pittori, le etichette lasciamole ai critici o ai curatori. Quindi bisogna educare ad una sensibilità più ampia, che ti permetta di apprezzare anche quello di cui non si coglie il significato, che ti permetta di percepire un determinato livello compositivo tra gli elementi, un equilibrio formale e cromatico, anche a livello inconscio, una complessità e articolazione dei gesti e dei segni che riescono a stare bene insieme, a reggere una struttura “pesante” ma facendola sembrare leggera. Che poi cos’è il nostro mondo se non una fitta rete di stimoli e segnali tutti connessi tra loro e in continuo cambiamento? E noi siamo immersi in questa rete, fino al midollo. Agli artisti allora spetta il compito di analisi, sintesi, e descrizione del tempo in cui vivono, e ogni artista lo fa a modo suo. Questi sono tutti elementi della mia ricerca su cui sto ancora lavorando. Un’altra cosa che ho riscoperto nella mia pittura sono i colori “pastello”, o “confetto”, colori accesi ma dalle tinte delicate. Da un anno a questa parte ho iniziato ad usare e ad amare questi colori, poiché credo abbiano un forte impatto a livello emotivo, rilassano, confortano e danno serenità. Insomma, una determinata gamma di colori, combinati tra loro, risulta avere un effetto assolutamente piacevole e quindi terapeutico su chi sta guardando, ma anche su di me. Credo sul forte potere terapeutico dei colori. Adesso sto lavorando sulla gestione di una maggiore potenzialità espressiva e di una complessità compositiva, anche su grandi formati. Una ricerca che non finisce mai, come è giusto che sia. Quello che mi ispira di più, a parte il mondo che mi circonda, con tutti i suoi possibili e infiniti esempi di astrazione microscopica e macroscopica, sono anche i social. Soprattutto Instagram. Instagram è anche un crogiolo di arte, dove poter navigare in meravigliosi dipinti di arte contemporanea, e dove potersi confrontare con la gente di tutto il mondo. Un “non-luogo” ormai fondamentale per arricchire il proprio bagaglio visivo e per farsi un’idea di quello che sta succedendo in tempo reale. Come diceva Caparezza in una sua intervista, io non sono tra quelli che credono nelle passeggiate in spiaggia per trovare il colpo di genio, piuttosto credo fermamente che bisogna sempre fare, buttare giù qualcosa, anche quando non si ha voglia o non si hanno idee. I risultati vengono facendo. Sinceramente non ho un artista preferito in particolare, me ne piacciono fin troppi, e da ognuno, anche dai classici, puoi imparare e prendere sempre qualcosa, quindi ti evito la lunga lista di nomi che potrei farti.

Sei riuscito ad avere un tuo stile?

Per quanto riguarda lo stile ormai penso sia anacronistico usare questa parola. Dopo Duchamp che ti fa diventare qualsiasi oggetto opera d’arte e tutti i movimenti artistici che si portava alle spalle, non c’è più uno stile, ma magari un proprio modo di esprimersi, fatto di rimandi e citazioni colte, sempre pregno di storia. Io non ho uno “stile”, e non mi concentro su questo, perché potrebbe anche deviare dalla propria ricerca personale. Cerco semplicemente di essere me stesso ma con la consapevolezza di quello che c’è già stato. Bisogna sempre studiare e nutrire il proprio immaginario, bisogna guardare tutto, informarsi e tenersi aggiornati, solo così si possono creare opere d’arte di un certo livello. Non è mai esistito pittore nella storia dell’arte che non sia stato persona colta e sensibile.

Quanto sono importanti i dettagli?

I dettagli nella pittura non vanno trascurati. Sono spesso sottovalutati, quando invece posso essere proprio questi i punti di forza di un dipinto, gli elementi che lo impreziosiscono e lo rendono unico nel suo genere. I dettagli fanno quasi sempre la differenza.

Ed infine, cosa ti auguri?

Cosa mi auguro? Di fare sempre del mio meglio fino all’ultimo, di non perdere mai la curiosità o la voglia di fare e di imparare, di raggiungere risultati sempre migliori nella mia pittura e soprattutto mi auguro un giorno di poter insegnare. Perché non c’è cosa più bella che riuscire a trasmettere il proprio bagaglio di valori e di sapere a chi rappresenta il futuro del nostro Paese. La speranza di un futuro migliore è tutta riposta in loro e anche in quelli della mia generazione.

Salvatore Cucinotta

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